Gdrive.

In questo particolare momento storico sembra che sia Google a dettare i tempi dell’innovazione tecnologica in campo informatico; il gigante americano riesce a sfornare una quantità incredibile di idee, progetti, software, che il più delle volte si rivelano dei successi fenomenali. Adesso è la volta di Gdrive, il nuovo servizio di “Online Storage” il cui lancio è previsto per il prossimo anno.

Servizi di archiviazione online sono già in essere, ma la maggior parte sono presentati come soluzioni di backup remoto o magazzini virtuali per hacker e pirati informatici. Soluzioni come Omnidrive, MediaMax e Box.Net già offrono alcune funzioni avanzate come la crittografia e l’ editing di file multimediali, ma Gdrive sembra essere una operazione di proporzioni molto più grandi capace anche di entrare in competizione con Windows Live Skydrive costruendo un portale per tutto, dal documento, all’editing di foto e video, alla visualizzazione delle email. Ma io non credo che Gdrive sia solo questo. Accoppiato con Android, il sistema operativo open source per i telefoni cellulari, Gdrive si adatta perfettamente agli utenti che cercano di accedere ai propri file, sempre e ovunque.
Pensate, si potrebbe gestire una enorme quantità di informazioni da un semplice dispositivo “mobile” (cellulare, palmare, blackberry…) facendo a meno del pc, e, tuttavia, la grande capacità di memorizzazione che si avrà sulla rete, oltre ai prevedibili vantaggi, comporterà dei rischi di sicurezza dei dati, quindi di privacy, da tenere assolutamente in debito conto. E anche se le rassicurazioni di Google circa la loro attenzione a questo tema sono assolutamente confortanti, non bastano a tranquillizzare gli utenti; ad es. l’azienda americana potrebbe essere costretta dalla Legge a fornire dei file all’insaputa dell’utente. Per questo c’è chi sostiene che Google dovrebbe offrire la possibilità di criptare le informazioni. Nimrod Kozlovski, professore di diritto di Internet alla Tel Aviv University, ritiene che l’azienda non potrà essere responsabile per la presenza di materiale illegale sul disco rigido: “Google non sarà responsabile a meno che non sia a conoscenza del materiale sull’ hard disk”, egli dice, aggiungendo che l’azienda non è tenuta a ricercare i file protetti da copyright a meno che gli utenti non li condividano pubblicamente.
Comunque questa potrebbe essere l’inizio di una nuova era, in cui i dispositivi mobili sostituiscono totalmente i desktop. Una unità virtuale significa che un cellulare, lettore MP3 e laptop può trarre da tutti gli stessi dati e sincronizzarli con gli altri senza problemi. Si può scattare una foto con la fotocamera ed essere già pronti per modificarla con un computer portatile; creare un foglio di calcolo con un notebook quindi caricarlo sul cellulare durante il prossimo viaggio in treno. Gdrive sembra richiedere un salto di qualità in questa direzione – che piaccia o no.

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