Riflessioni sull’ open source!
Chi possiede un minimo di dimestichezza con l’inglese legga l’ articolo a questo link, per gli altri proverò a riassumere. Già dal titolo le mie “celluline grigie” hanno iniziato a girare vorticosamente, in quanto l’autore sostiene che il modello dell’ open source si è rotto. A lungo le aziende hanno sperato, con alterne fortune, di poter fare soldi con il supporto ai clienti e l’aggiunta di funzionalità specifiche, ma adesso alcune sono fallite, molte iniziano a vacillare e si fa strada l’idea che l’open source debba essere più un mezzo che un fine in sé.
Stuart Cohen, già CEO di Open Source Development Labs, dopo aver effettuato l’elogio di Red Hat quale modello vincente di software house open source, e dell’ accordo tra Novell e Microsoft, arriva a sostenere il paradosso secondo il quale la grande validità del codice open source mina alla base il modello economico delle aziende, perchè non necessita di particolare e frequente supporto.
C’è del vero in quello che dice, ma è possibile creare utili anche vendendo caratteristiche aggiuntive, modellando il software sulla base delle esigenze dei committenti, sfruttando l’alto valore aggiunto che deriva dalla collaborazione tra gli sviluppatori, cioè il famoso paradosso di “Cohen” deve essere un punto di forza, non certo un ostacolo. Le cose fatte bene sono sempre cose fatte bene… . Non credete!
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6 dicembre 2008 alle 5:20 pm
E’ vero nel senso che e’ molto difficile fare un prodotto open source e vivere campando di quello. Anche se c’e’ chi lo ha fatto e lo fa ancora JBoss, MySql, trolltech pe.
Pero’ il bello dell OS e’ che a chi fa altro (hr, consulenza ecc.) conviene finanziare l’OS rispetto che a comprare prodotti proprietari.
Quindi se le company opensource sono poche (e forse destinate a restare tali) l’OS come concetto si sta espandendo moltissimo in questi anni.