Presentazione di Rosario Paone al Linux Day di Messina

Pubblico l’intervento del mio amico Rosario Paone al linux day di Messina tenutosi in data 25/10/2014. E’ veramente molto interessante. Non perdetelo!

Linux in pillole: networking

Chiariamo!
Ci sono due diversi tipi di indirizzi IP disponibili: IPv4 (versione 4) e IPv6 (versione 6). IPv4 è più vecchio e di gran lunga il più diffuso, mentre IPv6 è più recente ed è progettato per superare i limiti del vecchio standard e fornire molti più indirizzi possibili.
IPv4 utilizza 32 bit per gli indirizzi. Ci sono solo 4,3 miliardi di indirizzi univoci disponibili e molti sono assegnati e riservati, ma non effettivamente utilizzati. IPv4 sta diventando dunque inadeguato perché il numero di dispositivi disponibili sulla rete globale è notevolmente aumentato negli ultimi anni.

IPv6 utilizza 128-bit per gli indirizzi; questo permette 3,4 X 1038 indirizzi univoci. Se si dispone di una rete più ampia di computer e si desidera aggiungerne di più, sarebbe consigliabile passare a IPv6, perché fornisce gli indirizzi più esclusivi. Tuttavia, è difficile per i due protocolli inter-operare e a causa di questo, la migrazione a IPv6 richiede uno sforzo notevole e non è stata veloce come era originariamente previsto.

Linux in pillole: decodificare gli indirizzi IPv4

Chiedo scusa ai lettori. Questo sarebbe dovuto essere il primo articolo, quello introduttivo, sugli indirizzi IP, invece ho pubblicato quello sulla classe A. Poco male eccolo:

Un indirizzo IPv4 a 32 bit è suddiviso in quattro sezioni di 8 bit chiamati ottetti.

Esempio:
Indirizzo IP → 172. 16. 31. 46
Formato Bit → 10101100.00010000.00011111.00101110

Gli indirizzi di rete sono divisi in cinque classi: A, B, C, D, ed E. Le classi A, B, e C sono classificati in due parti: gli indirizzi di rete (net ID) e l’indirizzo Host (Host ID). Il NET ID viene utilizzato per identificare la rete, mentre l’ID host viene utilizzato per identificare un host della rete. La classe D è utilizzata per applicazioni multicast speciali (informazioni che vengono trasmesse a più computer contemporaneamente) e la classe E è riservata per un uso futuro. Noi tratteremo le classi A, B, e C.

Linux in pillole: decodificare gli indirizzi IPv4. La classe A

Gli indirizzi di classe A utilizzano il primo ottetto di un indirizzo IP come ID di rete e gli altri tre ottetti come l’ID host. Il primo bit del primo ottetto è sempre impostato a zero. Così si possono utilizzare solo 7 bit per i numeri di rete univoci. Come risultato, ci sono un massimo di 127 reti di classe A disponibili. Questo era possibile fino a quando c’erano poche reti uniche con un gran numero di ospiti. Poiché l’utilizzo di Internet è andato via via crescendo in maniera esponenziale sono state aggiunte le classi B e C per accogliere la crescente domanda di reti indipendenti.
Ogni rete di una classe può avere fino a 16,7 milioni di host unici sulla sua rete. L’intervallo di indirizzi host è da 1.0.0.0 a 127.255.255.255.

Nota: Il valore di un ottetto, o 8-bit, può variare da 0 a 255.

Linux in pillole: rendere sicuro il bootloader con una password

È possibile proteggere il processo di avvio con una password sicura per impedire a qualcuno di aggirare la fase di autenticazione dell’utente. Per i sistemi che utilizzano il boot loader GRUB, per la vecchia versione di GRUB 1, è possibile richiamare grub-md5-crypt. È quindi necessario modificare /boot/grub/grub.conf aggiungendo la seguente riga sotto la voce timeout:

Password –md5 $ 1 $ Wnvo.1 $ qz781HRVG4jUnJXmdSCZ30

È anche possibile forzare le password solo per alcune scelte di avvio.
Per GRUB 2 le cose sono più complicate anche se si dispone di una maggiore flessibilità (es. si possono settare password specifiche per l’utente). Inoltre non c’è bisogno di modificare il file di configurazione, /boot/grub/grub.cfg, direttamente, piuttosto si interviene sul file di configurazione del sistema in /etc/grub.d e quindi si esegue update-grub. Per maggiori informazioni: https://help.ubuntu.com/community/Grub2/Passwords.